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Racconti

Allo specchio

Tratto da un mio romanzo inedito.

È la storia di una donna che trova nell’Amore l’unica ragione della sua vita. Un amore per l’ora e per l’oltre, un amore di verità e libertà, un amore che non si piega all’andazzo di una società che massifica e semplifica le identità di ciascuno sulla base di stereotipi e luoghi comuni. Nel brano proposto, scelto in omaggio a tutte le donne, la protagonista viene colta in uno dei suoi tanti momenti intimi, in cui, riconoscendo alcuni tratti della sua identità, stimola in chi legge ulteriori interrogativi e riflessioni.

Allo specchio
Nel ravviarsi i capelli indugiò allo specchio.
Il tempo aveva lasciato segni evidenti sul suo viso.
No. Lei non era quello che cambia. Non era il suo corpo o la sua età, ma il suo spirito, la sua energia. Lei era quello che pensava, quello che sentiva nella mente e nel cuore. Era quello che di lei sarebbe vissuto oltre il corpo, quello che il tempo non avrebbe mai disfatto. Lei era la sua anima, le sue gioie, i suoi dolori, l’amore, l’entusiasmo, i disinganni, le speranza e le attese. E poi, adesso che più spesso si insinuava subdola l’idea dell’imminente congedo dalla vita, questa consapevolezza, oltre a ridurre in lei la sensazione molesta della precarietà, le alimentava la fede che sentiva di avere nella sopravvivenza dopo la morte. Il suo corpo era cambiato ma, dentro, aveva e custodiva sempre intatto quello spirito e quell’energia che la spingevano oltre, oltre la precarietà, oltre il tempo, oltre lo spazio
Non era solo un’intuizione o una fede passivamente accettata, era una consapevolezza maturata negli anni durante i quali aveva visto accentuarsi sempre più il divario tra il suo corpo e la sua anima. L’uno in un cammino parabolico d’inizio e fine, l’altra in solo ascesa, in espansione verso il vero immortale, l’amore, di cui parla il poeta. L’amore, l’immortale, il nerbo della vita, la vita stessa! Le piaceva indugiare e riflettere su alcuni fatti che più di altri le parlavano del cammino della vita verso l’oltre. Il bruco, nella sua metamorfosi a farfalla, non perde la vita. Lo stadio intermedio, quello di crisalide, non è una fine ma il passaggio a una forma di vita superiore. Così pure per l’uomo. Il passaggio dall’utero alla vita, il parto, non è annientamento della vita ma solo uno stadio intermedio di transizione.  L’amore… l’Immortale!
Tutto il male di questo mondo non potrà mai soffocare l’anelito all’amore. Un anelito che, a cominciare dal primo uomo, non si è mai affievolito o spento. Ne era certa. Una carezza, un bacio sono nel desiderio di tutti, anche dei cuori più duri e l’amore riporta tutti al primigenio anelito di vita.
Da ragazza non aveva mai dato peso eccessivo alla bellezza fisica. Forse perché si accettava com’era, forse perché era così e basta, sta di fatto che non aveva mai sentito il bisogno di investigare più a fondo sul concetto del bello. Per un certo tempo aveva condiviso l’idea statica del bello, quello della Venere di Milo, dell’Apollo e Dafne di Canova. Un bello rubato al disfacimento e cristallizzato in quelle forme splendide. Solo più tardi, nella metafora di quelle forme inanimate, aveva colto, con piena consapevolezza, l’idea vera e universale della bellezza. Una bellezza che è anelito di vita, desiderio perenne dell’anima. Una bellezza che nutre e spinge oltre. La vita l’aveva portata a rifletterci e lei si era convinta che tutto andava per il verso sbagliato. Ricordava spesso le parole di John Eccles: “La scienza si è spinta troppo oltre nel distruggere la fiducia dell’uomo nella sua grandezza spirituale”.
La cultura positivista - pensava - enfatizzando tutto quello che si vede e si tocca, ha contribuito e contribuisce a distoglierci da verità più profonde. É per questo che nella vita di ognuno conta soprattutto l’apparire, quello su cui tutti hanno investito e continuano a investire nonostante tutto. Lei, invece, aveva preferito cogliere l’essenza che dà vita alla metafora scultorea, la bellezza dell’armonia dei valori, la sola capace di dar vita all’armonia senza tempo. Questo l’aiutava ad affrontare meglio la vecchiaia e, ora, a vivere con le rughe quell’ improvviso e inaspettato rigoglio di fine stagione.