Le giornate le sembravano interminabili. Non avrebbe mai creduto di poter disporre di tanto tempo libero quando i suoi due figli erano ancora in casa e le davano tanto da fare con i loro problemi e il loro disordine. Allora avrebbe dato chi sa cosa per avere un po’ di tempo tutto per sé. Suo marito continuava con i ritmi di sempre, anzi con il ritmo di sempre, immutato da anni ... Sempre quello, sempre lo stesso…Il copione di una giornata sempre uguale a se stessa, con la pioggia e con il sole…Lavoro, casa e lettura, nella sua poltrona, nel suo studio…Pareva che si fossero detto tutto, proprio tutto, che non avessero nient’ altro da dirsi.
Dopo tanti anni la vita scorreva con la precisione e la regolarità di un programmatore. Fin troppa calma era caduta su quella casa in cui si erano spenti persino gli echi del vociare dei suoi ragazzi, quegli echi che lei aveva tenuto caparbiamente vivi per sentirseli ancora vicini, per tenerli ancora con sé nella sua solitudine… Sua madre le diceva – i figli si allevano per gli altri – e lei lo aveva sperimentato sulla sua pelle e si era arresa a fatica a quella realtà per tanto tempo ignorata e poi scongiurata. Da quando i suoi ragazzi avevano messo su famiglia, lei si sentiva inutile e sola. Ognuno procedeva per la sua strada... i figli, il marito... ma lei no…lei non voleva e non sapeva rassegnarsi a procedere da sola per la sua strada. Il tempo aveva placato ma non distrutto in lei il desiderio di evasione da quella realtà che la faceva vegetare ma non vivere. Quanto avrebbe dato per rivivere le ansie e le palpitazioni di un tempo! Allora erano tutti una sola anima e nessuno di loro avrebbe mai sospettato di fare a meno degli altri.
Allora i piccoli le chiedevano – mamma, non è vero che non morirai mai? - e lei, sorridendo, li rassicurava che non li avrebbe mai lasciati, che sarebbe vissuta a lungo, tanto a lungo … fino a quando fossero diventati grandi…anzi più grandi del papà. E loro, rinfrancati, sorridevano, convinti che un’eternità li avrebbe separati da quel fino a quando.
Il tempo era passato.
Con la ragione cercava di farsi capace del distacco ma con il cuore si ribellava. Aveva dato tanto ma avrebbe potuto dare ancora tanto. I capelli le erano diventati bianchi ma lei non aveva avuto il tempo di accorgersene. Aveva avuto sempre tanto da fare a casa e sul lavoro … aveva differito ad altro momento ogni sua vanità e ogni suo desiderio - tanto- si diceva- per quando saranno cresciuti avrò tanto tempo per me – I ragazzi erano cresciuti, si erano sposati e ora, lei, di tutto quel tempo libero non sapeva più che farsene. Si era ritrovata con i capelli bianchi e per amica una solitudine spaventosa. Nell’ingranaggio della sua vita qualcosa era saltato…qualcuno le aveva strappato il cuore. Era quello il tempo in cui avrebbe dovuto godersi la vita eppure i momenti più belli erano dietro le sue spalle, sepolti nel passato…
Dinanzi allo specchio impietoso si perse in quel muto soliloquio … No…quell’immagine canuta e sfiorita non poteva essere il riflesso di se stessa… lei era sempre quella dei venti anni… Lei aveva ancora tanta voglia di amare, sognare, vivere come a vent’ anni…Quella lì nello specchio non era che uno scherzo perfido…quella donna le rassomigliava solo nello smarrimento e nella solitudine…ma non era lei…Poteva essere sua madre…sì…sua madre … Lo stesso sguardo…la stessa canizie…le stesse spalle appesantite dagli anni. …Forse era proprio lei, sua madre, tornata a darle coraggio…Sentì prepotente il desiderio del suo conforto…tese le braccia...Contro la superficie fredda dello specchio sentì frantumarsi la sua anima affranta …I suoi occhi smarriti si persero negli occhi colmi di lacrime di quella cara immagine che svaniva nel nulla.