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Racconti

 Il calendario della zucca

Dovete sapere che anticamente, in alcuni paesi della Puglia, quando quasi nessuno sapeva leggere e scrivere, nelle case della gente comune l’ avvicinarsi delle grandi festività, come Natale e Pasqua, in cui si facevano memorabili abbuffate, si contava non sul calendario ma con il sistema della zucca.

Si faceva così. Si mettevano in una zucca  vuota tante fave secche per quanti giorni, secondo il computo ecclesiastico, ci volevano all'arrivo di Pasqua e dal giorno dopo si cominciava a togliere una fava per ogni giorno che passava. Così pure per l'arrivo di Natale. Chi non aveva pazienza di contare ogni volta le rimanenti, di tanto in tanto, scuoteva la zucca e dal suono che ne veniva intuiva i giorni mancanti. Se il suono era rado significava che di fave ce n'erano poche per cui la festa eravicina. Se invece era sordo e tonante le fave erano ancora tante e la festa ancora lontana.

Perché Natale e Pasqua? Perché erano le festività più attese per le grandi abbuffate. Durante tutto l'anno la gente lavorava e stringeva le cinghia ma, quando arrivava Natale e Pasqua, oltre al riposo e all'adunata di amici e parenti, si mangiava e si beveva a più non posso. Si facevano insomma le grandi abbuffate. Dall’usanza di contare l’avvicinarsi delle festività con il sistema della zucca derivò anche il detto cumme cucuzza 'ntrona Pasca nun ven p' mu ... Come la zucca risuona Pasqua non viene per ora ... Un detto passato in seguito a significare l'amarezza e la delusione di un'attesa intensamente vissuta e sistematicamente delusa dal protagonista di un fatto realmente acceduto, un fatto che mi viene raccontato da un antico affabulatore.

Tanti e tanti anni fa una coppia di contadini avevano un unico figlio maschio che aiutava il padre nel lavoro dei campi. Raggiunta l'età per la legge, ricevuta la cartolina di precetto, quella con cui veniva chiamato al servizio di leva obbligatorio, partì per il servizio militare. Il padre, dal giorno della partenza del figlio si mise ad attendere con impazienza il ritorno del figlio. La campagna non aspettava, i lavori si dovevano fare e lui non ce la faceva più da solo ... 

Aspetta e aspetta, dopo molto tempo, ogni giorno e durante ogni giorno, con impazienza e ripetutamente chiedeva su moglie il figlio non veniva ,così , dopo non molto tempo, cominciò a chiedere ogni giorno a sua moglie: - Quann' vene' Cicc'?!... Quando viene Ciccio?! - e la donna, ogni giorno, gli diceva, a occhio e croce, quanto tempo mancava al ritorno del figlio. Un giorno, spazientita, prese una zucca vuota, ci mise dentro tante fave per quanti giorni, secondo i suoi calcoli, mancavano al ritorno del figlio, gliela porse e gli disse:

- Tieni… Qui dentro ci sono tante fave per quanti giorni mancano al ritorno di Ciccio… Sai cosa devi fare?... Ogni giorno togline una… conta poi quelle che rimangono e, così, saprai quanti giorni ne mancano ... -

L’uomo prese la zucca con le fave, se la portò nel suo camerino e per un po' di giorni fece come la moglie gli aveva detto, ma, dalli oggi e dalli domani, a volte spazientito, a volte per il troppo da fare, invece di contare ad una ad una quelle rimaste, avvicinava la zucca all'orecchio e, dal rumore che faceva, cercava di indovinare più o meno quanti giorni mancavano al ritorno di Ciccio:

Un giorno la moglie, incuriosita dal fatto che il marito si chiudeva ad una certa ora nel “cammarino”, entrò di sorpresa e lo colse proprio mentre agitava la zucca vicino all'orecchio. Colto in flagrante, l’uomo le spiegò tutto e, agitando la zucca, concluse con amarezza:

- na sient'? Cumme cucuzza 'ntrona Ciccio 'n ven p' mu! - Non senti? Come la zucca risuona Ciccio non viene per ora. 

Tutti e due non sapevano di aver inventato, per chi come loro non sapeva né leggere né scrivere, il calendario della zucca, efficace sostituto dell’almanacco destinato, a quei tempi, solo a pochi fortunati che sapevano leggere e scrivere.. L’espressione dialettale che ne derivò viene usata ancora oggi nel linguaggio quotidiano, per accentuare  in modo efficace il rammarico di un evento tanto atteso ma ancora lontano.