Bari , sabato17 luglio 2004,ore 15.00
Giorgio Mais aveva appena finito di consumare il pranzo giornaliero in una tavola calda lontana qualche centinaio di metri dal suo ufficio.
Camminava spedito e di buona lena lungo il marciapiede.
- La pausa pranzo è finita ed i colleghi si saranno rimessi al lavoro - pensò.
Accelerò il passo nella speranza di recuperare qualche minuto ed evitare così gli sguardi severi dei colleghi.
Il pomeriggio era caldo e afoso. La strada deserta.
-Alcuni passi ancora e giungerò allo svincolo…Girando a sinistra arriverò dritto all'ufficio – si disse, dandosi coraggio e buona lena.
Il suo era un ufficio di import-export.
Pensava a quello che lo aspettava e se non fosse stato per un attimo di distrazione dai suoi pensieri sarebbe inciampato nel corpo riverso sul marciapiede. Ma lui lo vide e si fermò.
Per un attimo pensò ad un barbone addormentato o a un ubriaco. Si piegò, lo scosse, ma quel corpo non dava segni di vita.
Si girò intorno.
La strada era deserta.
Sconvolto, si rovistò nelle tasche della giacca e dei pantaloni in cerca del cellulare. Lo trovò. Compose il numero di emergenza:.
- Presto….in via Arrigo Boito c’è un cadavere…accorrete!…-
Il suo compito era finito.
Stava per andarsene ma gli venne in mente che sul terminale della polizia era rimasto il numero del suo cellulare, numero che nell’eccitazione aveva dimenticato di oscurare. Per non mettersi nei pasticci con le sue stesse mani, da buon cittadino, decise di attendere l'arrivo della volante.
Pochi minuti che a lui sembrarono un’eternità.
Finalmente il suono di una sirena!... Si fece sempre più vicino e lacerante. Di botto una frenata. Dalla volante scesero due agenti. Si avvicinarono. Lo guardano con sospetto. Uno dei due gli chiese le generalità mentre l’altro si piegò sul corpo esanime. Lo osservò…gli palpò a lungo la vena giugulare poi, rialzandosi:
- E’ morto…- confermò
- Quando lo ha trovato?… Come mai si è trovato qui lei ?!- e mentre l’uno era impegnato a far domande l’altro parlava concitatamente alla radiomobile.
Giorgio Mais era preoccupato ed irritato per quell'accidente fuori programma.
Per la prima volta pensò al suo ufficio come ad un'oasi di pace.
Intanto il poliziotto di prima tornò a piegarsi sul cadavere…Rovistò con cautela nelle tasche della giacca …lesse i dati di una tessera di riconoscimento:
- Mario Rizzo… 25 anni … Bari, via Vittorio Emanuele II5 …avvocato… giocatore di baseball…-
-Lo conosceva? -
Giorgio scosse la testa
-Mai visto… mai incontrato in vita mia…-
Il volto degli agenti era impenetrabile ma a Giorgio sembravano estranei e diffidenti. Temette che i guai non fossero finiti per lui.
Ormai l’ufficio dovrà attendere - pensò - o meglio… - per questo pomeriggio non dovrà più attendere.
Angustiato da un misto di insofferenza, irritabilità e paura non seppe immaginarsi una soluzione immediata.
Il suono di un’altra sirena accrebbee ancor più il suo disagio.
Avanzava sempre più acuto e insistente. Era un’ambulanza.. La sirena tacque di botto. Scesero un medico e due barellieri. Il medico constatò lo stato di rigidità del cadavere
-E’ morto da circa tre ore…probabilmente tra le dodici e le dodici e trenta …La scientifica lo accerterà con maggiore precisione… –
-Si può ipotizzare la causa della morte?- chiese un poliziotto.
-So dirle che presenta lo sfondamento della base cranica…-
Da un’altra macchina, fino ad allora nascosta dall’ambulanza, scesero alcuni agenti della scientifica. Segnarono la posizione del corpo sul marciapiede... scattarono foto …confabularono con gli agenti di polizia, con i sanitari, concordarono…presero nota.
Gli infermieri spinsero una barella su quattro ruote e la posizionarono presso il cadavere.
Il medico ordinò ai barellieri di portare via la salma.
-La prego di seguirci in commissariato-ordinò uno degli agenti di polizia a Giorgio Mais.- Ci segua per la deposizione. –
Quello che aveva temuto si era verificato. L'ufficio per quel giorno non lo avrebbe più atteso ma lui questa volta aveva una seria motivazione.
Si lasciò accompagnare e, senza proferir parola, salì sull'auto della polizia .
Partirono a sirene spiegate.
Giorgio si volse indietro.
. La strada era deserta e il marciapiede libero come se nulla fosse accaduto.
Casa Rizzo Ore I6,3O
In casa Rizzo la tavola era apparecchiata da un pezzo.
La signora Adelaide e l'avvocato Edoardo sedevano in poltrona dinanzi al televisore. Seguivanoo un programma senza esserne minimamente interessati.
-Mario ritarda più del solito… non c'è motivo di preoccuparmi... Sicuramente la partita di baseball si starà protraendo oltre il consueto - cercò di rassicurarsi donna Adelaide .
Diede uno sguardo all'orologio sul camino. Erano le 16,3O. Piuttosto insolito quel ritardo. Per un attimo le balenò l'idea di telefonare all’Alfa club… un attimo e subito uno squillo…lo squillo del campanello di ingresso. Le ritornò il buonumore.
- Va’ tu ad aprire…è Mario…io porto in tavola…- e si diresse verso la cucina dove Paquita, la domestica, aveva lasciato la pietanza in caldo.
Indaffarata sentì parlottare dall’ingresso con una concitazione strana.
Adagiò il vassoio caldo sulla tavola apparecchiata e si diresse nel soggiorno.
Due agenti in divisa parlavano con Edoardo. Lui era pallido e stravolto.
-E Mario…dov’è Mario?!…- chiese al marito.
Gli agenti la guardarono e smisero di parlare.
-Mario… dov’è Mario!... – gridò terrorizzata dal silenzio.
Edoardo, sorreggendola appena in tempo, la guidò verso la poltrona senza proferir parola .
-Non appena le sarà possibile, al più presto naturalmente, l'aspettiamo per le pratiche di rito. – gli raccomandò un agente a voce bassa.
-Al più presto...verrò..... al più presto… -lo rassicurò senza allontanarsi da sua moglie.
-Al più presto-ripeté l’agente e, senza attendere altro, uscirono chiudendosi la porta alle spalle.
Dall’obitorio al commissariato. Ore I8.00
Scosso dai singhiozzi e asciugandosi le lacrime l’avvocato si allontanò dall'obitorio. Fuori lo attendevano due agenti. Lo fecero accomodare in macchina e, saliti anche loro, si diressero al commissariato.
Il sole al tramonto disegnava pennellate sanguigne all’orizzonte… Insieme a Mario quella sera sarebbe andato all’Alfa club…. Il figlio voleva presentarlo agli amici e al suo Mister…Voleva che lo conoscesse il suo Mister per un motivo che gli avrebbe fatto piacere…Non glielo aveva detto il motivo…Sarebbe stata una sorpresa… sicuramente una bella sorpresa.
Mario… Un figlio di cui andavano orgogliosi e che era tutta la loro vita…la ragione stessa della loro vita! …Pensò a sua moglie…Era piombata in uno stato di incoscienza… Vaneggiava e farfugliava...Pensava a quando fosse tornata in sé…a quando avesse preso netta consapevolezza di quello che era accaduto… L'aveva lasciata alle cure del medico di famiglia, suo amico da sempre, e in compagnia di Daria, la ragazza di Mario, anche lei incredula e sconvolta.
Anche lui fino a quel momento aveva cercato di convincersi di aver sognato, di aver avuto un incubo.
Aveva tentato disperatamente di svegliarsi, come faceva le notti in cui era angosciato da un brutto sogno, ma il trovarsi dinanzi al corpo freddo e muto di Mario gli aveva tolto crudelmente ogni illusione…Si asciugò le lacrime, incapace di guardare oltre il parabrezza...
Mario!... Un figliolo buono, generoso, sempre in vena di scherzare… bello ai loro occhi come nessuno!
Lo ricordava sorridente nella sua esuberanza giovanile... Sorrideva anche pochi giorni fa quando lo aveva chiamato nel suo studio per mostrargli l'antica collezione di monete. Era stata di suo padre, prima ancora di suo nonno e poi del bisnonno.
-Eccomi, papà- aveva risposto sorridente.
-Ascoltami, Mario… ho da comunicarti una mia decisione importante-gli aveva detto con tono serio.
-Papà, siamo in vena di serietà? - aveva scherzato Mario -Vuoi che mi segga per la circostanza?…-
-Non in vena di serietà ma di generosità -gli aveva risposto.
-Mi incuriosisci... Ti ascolto…-e si era messo a sedere su una delle due poltrone accanto alla scrivania.
Gli aveva mostrato la sua ricca collezione di monete. Mario l'aveva vista altre volte ma questa non era una delle tante altre volte.
-Voglio che questa collezione da oggi sia tua…-
-Ma, papà… non ti sembra un'idea avventata?.......C’è la storia della nostra famiglia... c'è tutto il nostro passato ed oserei dire tutto il nostro patrimonio in queste monete…Sarebbe più giusto che le mantenga ancora tu...c'è tempo ...-
-Mio padre la ricevette da suo padre all'età di 25 anni - lo interruppe- Io l'ho ricevuta da lui alla stessa età ed oggi la consegno a te seguendo la tradizione di famiglia… Tu sai quanto ho amato mio padre e nulla farei per andare contro la sua volontà… D'altronde è giusto così... Tu sei giovane e proprio perché sei giovane potrai imparare ad amarla e a valorizzarla… Quando avrai un figlio farai anche tu altrettanto…-
Lo aveva poi invitato ad osservare più attentamente i pezzi della collezione. Avevano esaminato ad una ad una le monete. Si erano fermati più a lungo su alcuni pezzi rari, in modo particolare su una moneta bizantina ritenuta esemplare unico. Per quella moneta aveva ricevuto offerte incalcolabili ma lui non aveva mai ceduto alla tentazione. Quella moneta era appartenuta ad un suo trisavolo che aveva viaggiato molto in Medio oriente. Ricco commerciante d'arte, aveva barattato un patrimonio per quella moneta.
Rivedeva il volto del figlio seriamente interessato e affascinato dai ricordi ma turbato e a disagio dinanzi al valore di quelle monete.
-Ti prego, papà, non darmi questa responsabilità per la quale non mi sento ancora pronto-
-Mai ti sentirai pronto se non te ne assumi l’impegno! -gli aveva replicato.
Si erano intrattenuti fino a sera inoltrata, fino a quando Paquita entrò ad annunziare che la cena era in tavola.
Lui gli aveva consegnato la collezione e le chiavi della cassaforte.
Quella sera era felice. Con quella consegna aveva dato a Mario un’ennesima testimonianza del suo amore e della sua fiducia.
La macchina si fermò dinanzi al commissariato.
In commissariato. Ore I9.00
-Possibile che suo figlio non avesse... che dire... un avversario un po' più acceso... un nemico!?…-
- No, signor commissario… Mio figlio aveva un carattere stupendo... era buono, era solare, era limpido…-
-Lei ha detto che giocava a baseball… che frequentava l’Alfa club ... Nessun dissidio con i rivali... nessun contenzioso... nulla insomma che possa condurci alla sua morte? …-
-Mio figlio era benvoluto da tutti... In campo era leale... generoso con tutti... persino con gli avversari... Tutti gli volevano bene-
-Ma un indizio... un qualcosa... Nei giorni scorsi non è accaduto nulla di strano... di eccezionale... di fuori dalla norma... non solo tra suo figlio e gli amici... ma anche in casa... tra sua moglie...Mi ha detto che aveva una fidanzata... tra questa e suo figlio…tra lei, padre, e suo figlio? -
Edoardo pensò alla collezione.
-Nulla che possa essere importante…-
-Signor Rizzo, lasci che l'importanza dei dati la decidiamo noi ... La prego di riferirmi ogni banalità …ogni dettaglio sia pure inutile …-
-Giorni fa gli ho donato la collezione di monete... una collezione avita…Ce la tramandiamo da secoli da padre in figlio… al compimento del venticinquesimo compleanno ... Mio figlio aveva compiuto da un mese 25 anni ed io gli ho consegnato la collezione esattamente come aveva fatto mio padre con me...
-Quando per la precisione?…-
-Il 14 luglio …mercoledì…-
-Della collezione era al corrente qualcuno? …-
-Mio figlio... mia moglie e nessun altro…almeno credo…-
-Ne è sicuro? …-
-Probabilmente qualche altro ma sicuramente nessuno a cui possa interessare… Io non ho più parenti e quelli di mia moglie vivono in Inghilterra… Sono persone facoltose… per nulla interessate alla numismatica…-
-Sua moglie sicuramente potrebbe fornirci ulteriori elementi. Il medico, però, ha consigliato di differire l'interrogatorio ad altro tempo… Suo figlio aveva una fidanzata … Ci può parlare di
legge? …-
-È una ragazza splendida... Si amavano… si amavano tanto... Presto si sarebbero sposati!…
Condividevano in perfetta armonia interessi… speranze … sogni...-
I8 luglio
Nell’ufficio del medico legale.Ore 9.00
Il medico legale sfilandosi i guanti si lasciò togliere il camice dall'infermiere, si lavò le mani e si diresse nel suo ufficio dove l'attendeva il commissario di polizia.
-Mi scusi, signor commissario... lei sa come vanno queste cose... non si può mai essere precisi sul tempo...-
-Certo… certo... Ho chiesto di incontrarla subito dopo l’autopsia perché ho bisogno di alcuni elementi certi…prima del referto ufficiale… per potermi muovere con maggiore speditezza…Può contare sulla mia discrezione…-
-Elementi nuovi ?!… C’è la conferma di quanto già era stato riscontrato…E’ stato ucciso con un colpo alla testa... L'arma era levigata e pesante... probabilmente a forma conica allungata... come una clava per intenderci…-
- Come una mazza da baseball?!…-
-Potrebbe... anzi potrebbe essere con molta probabilità...-
La vittima giocava in una squadra di baseball...e questo è un elemento che orienta le indagini…-
Seguite già qualche pista? …-
-Niente... barcolliamo nel buio... Nessun movente... nessun indagato...Abbiamo interrogato gli abitanti del luogo in cui è stato rinvenuto il cadavere... Alle 15 erano tutti in casa o in ufficio... Nessuno ha sentito nulla… nessuno ha visto nulla... Era la controra…di primo pomeriggio… un'ora di siesta... L'impiegato che lo ha rinvenuto era l'unico che a quell'ora camminava per quella strada... Dei suoi colleghi era l’unico che quel giorno si era recato a mangiare in una tavola calda... gli altri avevano consumato la colazione al sacco in ditta. ..-
-Posso anticiparle un altro rilievo piuttosto interessante… Sul corpo ho rilevato tracce di sapone... come di un bagno schiuma… Sia le tracce di sapone sia la rigidità del corpo fanno presumere che la vittima sia morta intorno alle 12…-
Circa tre ore prima del ritrovamento…- osservò il commissario.
Il sapone sembra essersi asciugato sul corpo e questo fa supporre che sia stato ucciso mentre si faceva la doccia o subito dopo…-
Allora non è morto sul luogo in cui è stato ritrovato! …-
C’è un altro elemento importante…Il colpo è stato inferto da sinistra verso destra…Chi lo ha colpito era mancino…-
E gli abiti? …-
-La vittima era vestita di tutto punto. ... probabilmente doveva essere mancina come l’assassino … la cinghia dei pantaloni era infilata in senso inverso…-
- Mancina…Già è un dettaglio da verificare…-
I8 luglio.
In commissariato. Ore 11.00
-Dunque…lei era la fidanzata della vittima…Vi conoscevate da parecchio? …-
-... da quando eravamo al liceo... Lui è di tre anni più grande di me... Quando ci siamo conosciuti io frequentavo la quinta ginnasio e lui la terza liceo…Ci siamo fidanzati che lui era iscritto al secondo anno di giurisprudenza…-
-Lei studia ancora?-
-Frequento il secondo anno di architettura… lui si è laureato... si è... si era laureato...-
Daria scoppiò in un pianto dirotto. Era letteralmente distrutta.
Il commissario provò tenerezza per quella figurina esile.
-Si, lo sappiamo… si era laureato a pieni voti e lavorava nell'ufficio legale del padre... aveva dinanzi a sé una carriera brillante… era anche una promessa del baseball... Ma può dirci qualcosa... può riferirci di qualcuno, che in questo momento le viene in mente, che abbia avuto qualche screzio con il suo fidanzato... qualche alterco... qualche non so che … che possa fornirci un indizio?… Quello che le viene in mente... ci dica tutto… anche l'episodio più insignificante potrebbe rivelarsi utile alle nostre indagini.... per esempio, ci parli dei suoi hobby... dei suoi compagni…-
-I suoi compagni erano quelli di gioco... Aveva una stima profonda per il suo maestro. Condividevano assieme la passione per lo sport e per la numismatica…-
-Per la numismatica?!…- ripeté il commissario manifestando sorpresa e vivo interesse.
-Si, per la numismatica... Mister Jhonson spesso lo invitava a casa sua per parlare di sport… delle gare in programma... L’ ultima sera …quando si sono incontrati … Mister gli ha mostrato la sua collezione di monete…Mario gli ha parlato di un suo pezzo raro…Mi disse anche che aveva fissato un appuntamento con lui per sabato…ieri…all’Alfa club…gli avrebbe presentato suo padre…-
-Quando precisamente è avvenuto l’ultimo incontro a casa del Mister. Lo ricorda?…-
- …il 15 luglio. Giovedì scorso… Lo ricordo bene perché c'era la seduta di laurea di una mia amica… Quella sera lui è andato da Mister ed io dalla mia amica…-
-Mi sa ripetere con precisione quando il suo fidanzato ha compiuto gli anni? …-
-Il 14 giugno-
- Un'altra domanda… mi scusi…Il suo fidanzato era mancino ?…-
- Mancino? …No, signor commissario, era decisamente destrimano…-
I8 luglio .
In commissariato . Ore I9.00
-Signor? …-
- Peter Jhonson…-
-S'accomodi...e mi dia un documento... Dunque lei è il Mr. della squadra di baseball Alfa club…-
-Precisamente, signor commissario…-
-Lei conosceva Mario Rizzo? …-
-Era un giocatore della mia squadra…-
-So che avevate rapporti di amicizia e di frequentazione …-
-Ci stimavamo a vicenda…-
-Con lui condivideva la passione dello sport e, per quello che mi è stato detto, anche della numismatica … vero?-
-Dello sport sicuramente... Di monete, lui, non me ne ha mai parlato…-
-Ma lei gliene aveva parlato… e gli aveva mostrato anche la sua collezione…-
Peter Jhonson sembrò visibilmente imbarazzato.
-Gliel'ho mostrata una volta…-
Una volta…quando per la precisione?…-
L’altra sera …-
Vuol dire giovedì scorso… -
Giovedì scorso…-
Il signor Rizzo le aveva mai parlato della sua collezione …di quella ereditata da suo padre?-
-No… non sapevo che anche lui avesse una collezione di monete…-
-Ha idea di chi abbia potuto uccidere Mario Rizzo? …-
-No.… assolutamente no…-
-Mister, dov’ era ieri, 17 luglio, alle ore 12? … -
-Ero in campo con la mia squadra…La mia squadra era impegnata in una partita di baseball…-
- In campo c’era anche Mario Rizzò? …-
-Si… c'era anche lui…-
-Lo ha visto andar via? …-
-Sì …dopo la partita l'ho visto andar via…-
-Mi sa dire a che ora? …-
- Finita la partita…il tempo di farsi la doccia …di asciugarsi…di vestirsi e di uscire dagli spogliatoi ..Per la verità è stato l'ultimo ad uscire dagli spogliatoi... gli altri giocatori erano già tutti andati via…-
-Quindi… chiunque avrebbe potuto vederlo entrare negli spogliatoi…-
-Penso proprio di sì…-
-Ma nessuno lo ha visto uscire... tranne lei naturalmente…-
- proprio così…-
-L'ha visto uscire vestito di tutto punto…. bene asciugato e ben vestito per intenderci…-
-Lo confermo…-
-Bene… bene… Un ultimo dettaglio...Vuole apporre una firma in calce alla sua deposizione?…-
e gli porse un foglio che il maresciallo gli aveva consegnato.
Peter Jhonson prese la penna che gli offriva il commissario e firmò con la mano sinistra.
-Signor Jhonson, la dichiaro in arresto- tuonò secco il commissario. - Lei ha ucciso il signor Mario Rizzo-
-Ma… signor commissario!…-
-Si risparmi altre menzogne… Lei lo ha ucciso mentre faceva la doccia… Ha cercato di asciugarlo alla meno peggio ma sul corpo sono rimaste chiazze di sapone rilevate dall'indagine scientifica… Nessuno lo ha visto uscire dagli spogliatoi perché lei ha tenuto nascosto il corpo nel vano doccia fino a che non sono andati via tutti … poi lo ha vestito dei suoi panni ma ha infilato la cinghia nei suoi pantaloni secondo le modalità di un mancino...... e lei è un mancino... Mario Rizzo era un destrimano…Il movente...il movente è legato alle monete…Mario Rizzo le aveva parlato di una moneta rara... una moneta bizantina... -
Mr. Jhonson ebbe un moto inconsulto...Scattò dalla sedia e corse verso l'uscita.
Due agenti lo bloccarono e lo ammanettarono.
-Allora Mr. Jhonson? …- gli chiese il commissario.
-Gli avevo offerto un patrimonio per quella moneta… ma lui niente... Gliela chiesi ancora dopo la partita… sotto la doccia… ma lui niente …Sa come mi rispondeva? …L'ha comprata un mio bisavolo in cambio del suo patrimonio ed io non la vendo neppure per tutto l'oro del mondo... e rideva divertito...rideva… Quel rifiuto... quella risata mi hanno ottenebrato la vista... Volevo fargli capire quanto mi faceva male…Al culmine della esasperazione afferrai la mia mazza da baseball e lo colpii alla testa... Non volevo ucciderlo… non volevo ucciderlo!… Dopo averlo vestito l'ho trasportato in macchina... l'ho messo nel sedile posteriore e sono partito. Era l'ora della siesta... l'ora in cui le strade sono deserte...Non ce la facevo più con quel cadavere in macchina…Giunto nei pressi della ditta import-export ho spento il motore… ho dato un'occhiata intorno… non c'era nessuno. Ho spinto il cadavere fuori dalla macchina e sono ripartito …
Piangeva mentre gli agenti lo portavano via.
Il commissario li vide allontanarsi. Una piega amara segnò il suo volto.
- Ma guarda un po’- commentò amaro – Questo mi mancava…Una vita per una moneta!-