Conosciamoci di più e meglio

... per amarci di più e meglio.


La nostra penisola è tra le più belle del globo, la nostra storia tra le più antiche e ricche di fermenti di civiltà, il nostro popolo è tra i più geniali e operosi eppure la nostra Italia è costretta a fare i conti con un fuoco amico che la discredita e la penalizza a volte senza remissione. Non sono gli altri i nostri nemici, no, molto spesso siamo noi stessi che, per un andazzo quasi genetico, le spariamo e ci spariamo contro senza alcuna remissione.

I danni che ne conseguono sono incalcolabili e di varia natura. Sono non solo su scala nazionale, ma anche danni internazionali, difficili da sanare, danni che vanno a colpire pesantemente e irrimediabilmente la nostra Italia e noi Italiani. Quanto segue vuole essere una presa d'atto, un invito e una preghiera a recuperare la verità e l'orgoglio dell'appartenenza.

Sono orgogliosa d'essere italiana, amo il mio Sud e, in parte, mi sento responsabile nei confronti della mia Patria e della mia Terra soprattutto quando, giustamente, potrei spezzare una lancia a loro favore e non lo faccio, lasciando via libera, con il mio silenzio, a pregiudizi ingiusti e sommari. Ora, però, voglio fare ammenda e dire senza peli sulla lingua quel che penso su questo atteggiamento. Chi di noi, dinanzi alla presa d'atto di qualcosa che non va o di un illecito, non ha mai detto o sentito dire con aria rassegnata: - Che vuoi, siamo italiani!… - oppure: - Che vuoi da noi meridionali? - Come a dire: - non lo sai che siamo tutti corrotti noi italiani… che noi meridionali siamo tutti camorristi? -

Prendere solo l'aspetto negativo di una realtà, generalizzarlo e stigmatizzarlo come connotativo dell'identità di un popolo o di una comunità, oltre ad essere un atto arbitrario, è soprattutto fortemente lesivo, sotto ogni aspetto lo si voglia valutare.

Purtroppo questo modo di fare contraddistingue un po' tutti noi italiani. Implacabili contro noi stessi creiamo ed avalliamo presunte verità che ci stigmatizzano e ci offendono. E' un atteggiamento che si rivolta contro noi stessi come un vero e proprio boomerang. Quando nel 1982 portai la mia classe in Danimarca, anticipando di decenni l'Erasmus, parlando con i miei colleghi danesi che si profondevano in dichiarazioni d'amore per il loro Paese, uno di loro ebbe a dire: - Mi dispiace per voi. In Italia le cose proprio non vanno. I vostri giornali non fanno che parlare di delinquenza, corruzione, malaffare -

Qualcuno di noi avallò con cenni di approvazione e lui: - Appunto, è incredibile. Sì, proprio incredibile. Nessuno ci crederebbe se non foste voi stessi ad ammetterlo… -

Come fargli capire che le cose non stavano e non stanno proprio così, che non tutta l'Italia, né tutti gli Italiani sono catalogabili in quello sfascio, che anzi siamo migliori di quanto noi stessi ci etichettiamo … che anche in Danimarca non tutto fila liscio? …Come smentire quel suo rammarico?

Per la verità la tentai una smentita ma il sorriso di commiserazione di quel mio collega danese mi fece capire che su un fatto così lampante, da noi tutti denunziato ed avallato, era inutile ogni carità cristiana. Alla fine aggiunse: - Se da voi vige una costituzione democratica come qui da noi, se da voi il popolo è sovrano come qui da noi, non capiamo perché attaccate fino al vilipendio i vostri rappresentanti e li attaccate anche impunemente… Questo da noi è inconcepibile. Per carità, è giusto e doveroso parlare dei loro errori, è giusto e doveroso rimuoverli ma coprirli di ridicolo e screditarli solo per guadagnare voti non vi pare che questo, più d'ogni altra cosa, danneggi la reputazione di ciascuno di voi e dell'Italia stessa?

Questa osservazione mi ha fatto e mi fa ancora riflettere. 

La Danimarca da noi era ed è considerata una delle nazioni più avanzate in fatto di civiltà e di democrazia. Questo è vero, come è vero l'orgoglio con cui parlavano e parlano della loro Nazione e della loro regina. L'amore della loro Patria trasuda da ogni atteggiamento e in ogni angolo. La loro bandiera svetta ovunque, nei negozi e nelle strade e il rosso e il bianco, che sono i suoi colori, predominano ovunque, anche negli addobbi delle case. Durante il nostro soggiorno constatammo con grande meraviglia e sorpresa che, ogni mattina, il primo raduno a scuola avveniva nell'auditorium dove, alunni, docenti e personale tutto intonavano in coro l'inno nazionale. Solo dopo quell'inno cominciava la loro giornata di studio e di lavoro.

E loro erano e sono orgogliosi delle loro radici, radici di cacciatori, pescatori e marinai. Le amano, le valorizzano e ne fanno oggetto di vanto. Radici di tutto rispetto ma non così cariche di storia, di pensiero e di arte come le nostre. Al saldo noi Italiani abbiamo una terra meravigliosa, una storia gloriosa, abbiamo musei stracolmi di testimonianze eccelse, siamo un popolo effervescente e geniale, fatto di buoni e meno buoni, come tutti d'altronde, eppure, parlando di noi, senza alcuna remissione, ci fustighiamo e ci lamentiamo impressionanti come fossimo i peggiori.

Se poi consideriamo che questo atteggiamento, quello della flagellazione, lo esercitiamo anche tra noi italiani, l'uno contro l'altro armati, allora mi viene da considerare che come popolo non abbiamo ancora una identità nazionale univoca e condivisa.

E voglio rimanere nei confini della nostra nazione perché è qui che nasce la zizzania della lamentela e della maldicenza.

Potrei piagnucolare e trovare tante motivazioni a discolpa di questo modo di fare ma non ho intenzione di perdermi in un piagnisteo su colpe di altri o d'altri tempi.

Voglio parlare delle nostre colpe di oggi, dei danni provocati oggi da noi Italiani alla nostra Italia, da noi Meridionali al nostro Meridione. Voglio parlare dell'atteggiamento discriminatorio contro il Sud, della nostra propensione all'autolesionismo, fuoco amico che, sia pure involontariamente, aggiunge danno al danno provocato da altri.

Ritengo che, se riuscissimo a recuperare la grandezza dimenticata o rimozione del nostro Sud, se riuscissimo con orgoglio ad unirla alla grandezza del nostro Nord e viceversa, se riuscissimo a non dimenticare né ad omettere quello che di buono abbiamo ma a farne vanto comune allora sì che potremo finalmente essere uni in un'unica Nazione. Liberiamoci delle beghe di una vera o presunta supremazia o sudditanza di una parte dell'Italia, liberiamoci dalla propensione al vittimismo e dall'accettazione passiva di un sapere precostituito. Conosciamoci di più e meglio per amarci di più e meglio. Quando dico conosciamoci intendo nei pregi e nei difetti per essere orgogliosi dei pregi e trarre da quell'orgoglio lo slancio a combattere quello che non va. Non c'è bisogno di una rivoluzione.

Sarà sufficiente intrattenerci con maggiore consapevolezza sulle tappe del nostro passato e presente, smettere di catalogarci negli stereotipi delle categorie preconcette, esercitarci di più nella ricerca della verità vera, nel confronto, nella riflessione ed elaborazione critica ed autonoma del nostro pensiero e poi… cantiamolo più spesso quest'Inno Nazionale, cantiamolo nelle nostre scuole, nelle nostre palestre, in coro, così che tante voci e tanti cuori diventino una sola voce e un solo cuore nell'empito della condivisione e dell'orgoglio di appartenenza.

Non è retorica. E' solo amore di patria.