La cultura consumistica ha dato la sua risposta saggia ed esaustiva al dubbio amletico. Essere o non essere? ... Apparire! ... Così tutto diventa più facile, più immediatamente percepibile, più facilmente valutabile secondo parametri standardizzati dall'andazzo di massa. Nella massa c'è un unico cercello che lavora per tutti liberando ognuno da preoccupazioni e responsabilità.
Nel gregge della massa l'apparire è un distintivo immediatamente percepibile, un distintivo che al primo colpo d'occhio ti identifica per quello che vali e per quello che sei. Subito.
Nel mondo d'oggi, quello in cui viviamo, in cui tutto va a velocità sostenuta,quello dell'adesso e subito è un imperativo ... Ti piace? ... Lo vuoi? ... Non pensarci. Il lasciato è perduto. Non hai soldi? ... Non è un problema. Puoi pagare a rate o con un pagherò ... Il possesso di quell'oggetto, di quel vestito, di quel qualcosa à la page, oltre a gratificarti, diventa per te un distintivo, un amrchio doc che, come i marchi sui prodotti commerciali, definisce agli occhi di tutti quello che sei e quanto vali.
La parsimonia è roba d'altri tempi. Oggi non solo non ti fa onore ma più che mai è la perdita di un'occasione, una privazione sconsiderata. La testimonianza più eloquente di quel che sei e di quanto vali sta nello spendere e nello spandere. Non importa se non sei ricco, quel che importa è che tu lo appaia. Se poi sei ricco, spendere e spandere ti realizza, ti soddisfa, ti rende più ... più ancora di quel che sei. NO ... non è un paradosso, non è una esagerazione. È la realtà di oggi e nessuno può permettersi di vivere fuori dalla realtà, più che mai oggi in cui alla battuta di cassa segue immediatamente lo scontrino di convalida. Il collante che unisce gli uomini sono gli stereotipi. Ti liberano dalla fatica e dall'impaccio di pensare e, agli occhi degli altri, uniformandoti a loro, non corri il rischio di sbagliare che è quello che più conta per vivere in pace, senza problemi.
Nella società consumistica, non è il pensare che valuta ma l'apparire, l'immagine che tu dai di te, è quella che definisce la tua identità così come l'immagine pubblicitaria definisce la bontà vera del prodotto, salvo reazioni allergiche, intossicazioni o peggio ancora, ma queste, si sa, sono imprevedibili anche per chi è fuori dal gregge. Quel che conta è che tu non esca fuori dal gregge, che il tuo cervello sia sintonizzato con quello della massa sempre pronta a custodirti e a difenderti in qualsiasi controversia o diverbio con il placet dei più con il quale si legittimano persino gli opposti inconciliabili. Sembrerebbe un paradosso, ma non lo è. Se, in uno scatto di imprudenza, maltratti un animale, è disumano e sei passibile di pene risarcitorie, se, invece, con un piano preordinato allevi animali da macello, questo non è disumano. Mille sono le giustificazioni a sostegno dell'uno e dell'altro caso, tutte valide e nessun dibattito mai potrà dirimere la questione in un senso o nell'altro. Sta di fatto che l'uomo è al centro del creato, è padrone dell'universo. Lo dicono tutti ed è così. Bene. Proviamo allora a togliergli l'aria e l'acqua ...

