Ho sempre pensato e penso che l’onestà intellettuale e il così detto buon senso siano il timone più adatto a navigare nel mare magnum della vita. Figlio della esperienza e della prudenza il buon senso è l’unico a suggerirci, di volta in volta, le coordinate giuste lungo le quali dirigere il nostro corso. Quando parlo di esperienza mi riferisco non solo a quella vissuta personalmente da ciascuno di noi e dai nostri contemporanei, ma anche alle esperienze passate raccolte nelle testimonianze scritte e non solo. D’altronde a cosa serve voltarsi indietro nel passato, leggere e studiare se non a fare tesoro delle esperienze pregresse a vantaggio di ciascuno di noi e di tutti nel presente e per un futuro migliore? Non basta saperla la storia ma bisogna conoscerla per poterla metabolizzare in tal senso. A volte il sapere si riduce a pura erudizione, caratterizzato da citazioni autorevoli a conferma della validità di quanto ripetiamo e dell’ampiezza del nostro sapere. Altre volte, ancor peggio, il sapere si riduce o si regge su un’accozzaglia di luoghi comuni con disastrose conseguenze molto difficili da cancellare. Ma sapere non è conoscere. Il conoscere implica una interazione consapevole e produttiva tra l’altro e il proprio sé. Mi hanno, invece, sempre intricata i suggerimenti e le soluzioni frutto del buon senso. Il che naturalmente esclude senza alcuna remissione di sorta i così detti luoghi comuni, quelli che fanno di tutt’erba un fascio, quelli che nascono da soluzioni acritiche ed umorali, quelli che si uniformano a ‘verità’ che fanno comodo o piacciono di più. I luoghi comuni e i pregiudizi d’altronde sono il risultato di un sapere divulgato da altri, acquisito acriticamente e generalizzato.

