Un equilibrio da ricomporre


Mi sono spesso interrogata sulla presenza del male. L’idea che fosse uno strumento divino, una punizione per convincere l’uomo a rigare dritto, per la verità, non mi ha mai convinta. Il Dio evangelico, quello in cui credo fermamente, il Dio Amore, non può servirsi della sofferenza e del male perché l’uomo rinsavisca.

Come si spiegano, allora, il male e la sofferenza?

È un interrogativo che mi sono posto, in modo caparbio, più e più volte in questi giorni di quarantena per la pandemia da covid19 - Perché tutto questo… perché? - e ogni volta, nell’angoscia della mia memoria, rivedo ancora quelle file di camion militari trasmessi per televisione, pieni di cadaveri stipati, muoversi mestamente lungo il deserto della strada vuota, avvolti nel silenzio di un pianto senza nome e senza pace. No. Dio non può aver voluto questo!

Da un lato ho cercato conforto nelle pagine del Vangelo e nella parola dei padri della Chiesa, dall’altro ho cercato di razionalizzare le mie paure andando più a fondo al problema nella speranza, conoscendolo meglio, di poterlo affrontare con più coraggio.

L’informazione trasmessa dai mass media, martellante, unidirezionale e monotematica, se, per quanto riguarda il contagio, è stata ed è prodiga di dibattiti e consigli, per tutto quanto il resto è stata e continua ad essere molto reticente.

Si è parlato e si parla degli effetti catastrofici di questa pandemia, degli errori commessi, delle precauzioni suggerite, delle prescrizioni imposte, dell’andamento giornaliero del contagio, dei guariti e dei morti ma non si è parlato e non si parla, in modo organico e chiaro, di quello che più preme: Perché e da dove viene questa malattia.

La certezza divulgata è che il Covid19 è una zoonosi, vale a dire una malattia di origine animale, il cui virus, per motivi favorenti, ha fatto un salto di specie, passando dall’animale all’uomo in cui si è trasformato geneticamente e da cui si trasmette per contagio.

Ma, il virus, come è passato dall’animale all’uomo?

Su questo le informazioni dei mass media sono omissive ed evasive.

È vero che, dal punto di vista medico-scientifico, le conoscenze sulla mappa genetica del Covid19 sono parziali e che gli studi sul vaccino sono in una fase ancora iniziale di sperimentazione, ma è pur vero che si conosce abbastanza altro per avviare una prevenzione a monte. Ma di questo o non si parla o lo si fa incidentalmente.

Dietro questa pandemia c’è una realtà che va oltre ogni immaginazione, una realtà fatta di allevamenti industriali intensivi, mattatoi, filiere di lavorazione, domanda e consumo, interessi economico-politici, tutto e tutti corresponsabili dell’immane disastro che stiamo vivendo.

Una realtà da horror. Causa di disboscamento e deforestazione, di inquinamento dell’ambiente e delle falde acquifere, responsabile dell’estinzione dei piccoli allevamenti e della chiusura di mattatoi comunali, l’allevamento intensivo a cui si fa riferimento, quello industriale, non ha nulla da spartire con le immagini bucoliche che ci vengono propinate dalla pubblicità. Aree sconfinate che, viste a volo d’uccello, evocano tutte immagini di tappeti di velluto ondeggiante, viste da vicino si scopre che sono frutto di illusione ottica.  Ciascuna è un immenso recinto con migliaia e migliaia di animali stipati e compressi l’uno contro l’altro, nella broda dei loro escrementi, senza potersi muovere, abbandonati, maltrattati e, con un sistema a catena di montaggio, imbottiti di sostanze discutibili, anche pericolose, al fine si accelerarne l’ingrassamento. In queste ammucchiate avviene un primo contagio di agenti patogeni, quello biologico da specie a specie. Non mancano i controlli sanitari ma, dato l’enorme numero di capi, i controlli non vengono eseguiti singolarmente ma a campione, per cui non costituiscono una garanzia certa contro un’eventuale epidemia. Solo nello scorso anno, in alcune parti del pianeta terra, sono stati uccisi e bruciati milioni e milioni di maiali infetti da peste suina.

Nei mattatoi, nelle industrie connesse, nel consumo di carne di animali infetti avviene, poi, un successivo contagio, quello del salto di specie del virus dall’animale all’uomo, lo spillover, già responsabile in passato di altre malattie di origine animale, dette zoosi.

Sì, perché questo virus, già preannunciato nel 2012, dall’americano David Quammen, nel suo libro Spillover, non è il primo agente zoonotico ad averci colpiti e non sarà certamente l’ultimo. Tuttavia, come se niente fosse, gli allevamenti intensivi e tutto l’indotto collegato continuano a proliferare e a produrre ogni giorno a ritmo incessante per soddisfare una domanda di consumo che cresce a ritmi ancor più veloci e pressanti di quelli della produzione. Nel 2014, secondo le statistiche della FAO, in tutto il mondo sono state consumate 312 milioni di tonnellate di carne per una media annua di 43 kg per abitante.

In questa domanda planetaria c’è la richiesta di tutti noi e di ciascuno, che, in quanto uno, è convinto di non avere nulla a che spartire con questo problema e col suo meccanismo. È solo una convinzione di comodo o di inerzia mentale.

La verità è che la carne, sulle nostre tavole, ha sostituito il pane, quello che viene invocato a Dio come dono quotidiano nel Padre Nostro. Ci sfugge questo e ci sfugge anche il fatto che la carne ha sostituito il pane non per volontà d’altri o per caso, ma per nostra volontà e scelta, a caro prezzo pure, considerato quanto è accaduto e quanto sta accadendo.

Sembra impossibile che un solo individuo possa cambiare il mondo nel bene e nel male, eppure è cosi.

Il battito d’ali di una farfalla è in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo e un sassolino gettato nel mare sconvolge tutte le acque dell’oceano. Sembra assurdo ma è vero.

Oltre ai fatti c’è anche la natura che, con il suo linguaggio, risponde al nostro interrogativo: Perché il male e la sofferenza… perché tutto questo?

Questa domanda, però, non va fatta a Dio.

Dio non c‘entra nulla con il male e la sofferenza che ci hanno colpiti.

La risposta è solo nelle nostre scelte e nei nostri comportamenti.

Abbiamo rotto un equilibrio e siamo chiamati a ricomporlo.

Certo, è umano e di conforto rivolgerci a Lui e chiedergli che ci aiuti e ci dia la forza di superare questo momento, ma nella consapevolezza che dobbiamo essere noi, con la nostra volontà, a dare una dritta più giusta e più vera alla nostra vita, magari assumendo abitudini più oculate e responsabili e attuando comportamenti più in armonia con tutto il creato.

Dio nella sua bontà, anche attraverso il male e nella sofferenza, ci aiuterà a trovare la via verso il bene, a patto, come già detto, che ciascuno di noi lo voglia e si adoperi in prima persona.