La Festa della Mamma, così come la conosciamo oggi, ha avuto una gestazione piuttosto laboriosa in tutti i paesi in cui si celebra, a cominciare dagli Stati Uniti d’America in cui, dopo varie traversie, venne ufficializzata nel 1914. In Italia, nel 1959, fu istituzionalizzata per l’8 maggio di ogni anno per poi, in seguito, essere spostata alla seconda domenica di maggio.
Tuttavia, nonostante le date lo contraddicano, è la più antica festa che la storia ricordi.Diffusa in tutto il mondo in periodi, in forme e modi diversi, la Festa della Mamma di oggi, sia pure con le diversità sopraggiunte, affonda le sue radici addirittura nel paleolitico, allorquando i nostri progenitori, presi dallo stupore della vita che rinasceva dal grembo della terra come dal grembo umano, instaurarono con la terra un rapporto filiale di comunione e devozione. La maternità, prerogativa femminile, fece da mediatrice tra il divino e l’umano per cui i nostri progenitori, convinti che la terra avesse un’anima, le tributarono devozione e culto che, in un rapporto di immanenza tra divino e umano, esplodeva in primavera, con rituali inneggianti alla gioia e alla vita. Se per tutto l’anno il rapporto con la Madre Terra era di amore e devozione, nei giorni di culto, l’amore e la gratitudine esplodevano in canti e danze di gioia. Questo nel passato remoto. Oggi l’alienazione dell’uomo dalla natura e il suo scollamento dal creato hanno portato ad un sovvertimento radicale della relazione, non più basata sull’amore e sul rispetto, ma sullo sfruttamento da parte dell’uomo. Non più armonia ma dominio, Questo ha fatto sì che tutte le più belle, le più grandi e le più intime festività religiose e familiari siano andate sempre più svuotandosi del loro valore profondamente intrinseco per assumerne un altro asservito alla nuova logica. Natale, Pasqua, Epifania, compleanni, onomastici e tutte le altre ricorrenze religiose e laiche, oggi, vengono onorate e festeggiate, prevalentemente, percorrendo la via crucis dei negozi, sfogliando i libretti della pubblicità, in onore del consumismo e in obbedienza all’andazzo del così fan tutti.
A questa sorte nessuna ricorrenza si è sottratta, neanche la Festa della Mamma che, ristretta nel migliore dei casi ad una celebrazione di genere e asservita alla logica consumistica, fa dell’usa e getta il suo rito giornaliero, perdendo del tutto il suo valore intrinseco.
Nonostante tutto, della Festa della Mamma di oggi, mi piace cogliere ancora quel senso profondo e prioritario di un tempo, attualmente trascurato e negletto, quello che unisce terra e umano nel comune e generoso intento di custodire e generare la vita. La Festa della Mamma parla il linguaggio dell’Amore. Mi piace insistere su questo aspetto perché, nella sua intelaiatura con la natura, lontana da ogni stereotipo, infingimento ed egoismo, parla di collaborazione, armonia e rispetto, valori in perdita il cui recupero si impone in modo drammatico e pressante come non mai.
Festeggiare la mamma? Sì, festeggiamola il 9 maggio con i suggerimenti che ci vengono dal cuore, quelli di devozione e di amore che i nostri progenitori tributavano alla maternità. Festeggiamola ogni giorno con il cuore, anche con doni, con quelli il cui valore è determinato dall’amore, dal sacrificio anche, non dalla pubblicità e dalle convenienze imposte. Un bacio, una carezza dati con slancio d’affetto ad un fratello, a un padre, a una madre, ad un amico, ogni giorno, in ogni momento, valgono più di un regalo, per quanto costoso, offerto in un giorno convenuto e in obbedienza ad un andazzo.